Nuovi emendamenti per la riforma del Lavoro

In quest’ultima settimana politica sono arrivate nuove ed interessante novità che riguardano il mondo del mercato del lavoro.
Il Governo Monti avvalendosi della collaborazione dei relatori Maurizio Castro del Popolo delle Libertà e Tiziano Tre del Partito Democratico, ha varato ben 43 emendamenti che vanno a puntellare alcuni aspetti della riforma del Lavoro.

Sono stati fatti dei primi ma importanti passi avanti verso l’avvicinamento ad un modello che somigli quanto più possibile a quello tedesco. L’obiettivo, infatti, è quello di rendere il lavoratore quanto più partecipe pensabile alla vita aziendale in maniera tale che ne diventi parte integrante attiva spronandolo a svolgere al meglio la propria mansione attraverso l’incentivo di benefici di natura economica e non.

Tra le misure adottate in questo decreto, va evidenziata l’accesso a sgravi contributivi che diventano per la prima volta in Italia di natura strutturale. Da quest’anno entra a pieno regime la cosiddetta cedolare secca al 10% che sarà finanziata dalla Stato per un importo complessivo di 650 milioni di euro. Oltre ciò, nei prossimi nove mesi il Governo dovrà inserire una serie di decreti legislativi che dovranno avere come effetto tramite contratto collettivo oppure individuale quello dell’accesso da parte dei lavoratori di una partecipazione agli utili aziendali e di partecipare in maniera attiva alla stesura e all’attuazione del piano aziendale.

Inoltre gli stessi lavoratori potranno accedere alle azioni della propria azienda attraverso un canale privilegiato sia in termini di strumenti che di natura economica. Due invece sono gli emendamenti che vanno a regolare alcuni aspetti inerenti ai licenziamenti.

Il primo mette in atto il cosiddetto meccanismo antifrode per cui il cosiddetto licenziamento intimato ha valore a partire dal giorno in cui il datore di lavoro lo comunica al lavoratore anche nel caso che questo risulti in malattia.
Il secondo emendamento prevede che nei licenziamenti di natura disciplinare, il datore di lavoro non possa fare riferimento alle previsioni di leggi altrimenti si innescherà un effetto boomerang che costringerà il giudice ad annullare il licenziamento facendo reintegrare il lavoratore ovviamente se non è stata appurata la sussistenza dei fatti per cui il dipendente è stato allontanato dal proprio posto di lavoro.







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